lunedì 24 marzo 2014

Seconda nazionale – primo giorno

Tanto per iniziare bene sveglia presto per conquistare un parcheggio tattico, e tanto per continuarla meglio tutti a terra fino all’una. Nel frattempo troviamo un soave baretto per fare colazione e armiamo al barca al meglio che si può. Quando finalmente ci chiamano in acqua, usciamo con la centra più alta di tutte, visto che la leggera brezzolina a malapena smuove le bandiere sul pennone. In queste condizioni l’anno scorso a Formia ci abbiamo preso una severa batosta, e da qualche parte i rimbalza in testa una vocina che dice: “senza che ti sbatti, tanto con poco vento gli ziegel non camminano…”
l'uscita nella quasi bonaccia
Prima di uscire il capo UdR ci fa un breve riassuntino della disposizione del campo di regata: 26 minuti di spiega per un totale (non scherzo) di 8 boe in acqua, più gavitello d’arrivo, controstarter e barca arrivi. Dato che ci sono 3 flotte in acqua, si vuole fare in modo che le dette 3 flotte si incontrino il meno possibile: per fare questo partiremo scaglionati, e noi 470 in particolare per ultimi, quindi anche scoglionati, dato il vento.
Il nostro giro prevede bolina-poppa-bolina lasco lungo lungo (ignorare una boa di lasco a metà strada e tirare dritto verso Olbia)-poppa-eventuale terza bolina-eventuale quarta poppa-lasco d’arrivo.
Si, è questa roba qui. Menomale che ho fatto ingegneria…
Da briefing capisco solo una cosa: che devo prendere una fotocopia dei percorsi e portarmela dietro in barca. E magari monto pure la signorina tom tom sotto alla tacktick…
La partenza della prima prova avviene dopo 5 partenze dei 420 che si beccano una media di 2 ripetitori generali a flotta. Noi uno solo, dopodiché bandiera nera e via. Partiamo bene, benissimo, anzi troppo bene, così bene che sappiamo tutti cosa vuol dire. BFD. E quindi la nostra prima prova va all’aceto ancora prima di iniziare ma noi non lo sappiamo e facciamo tutto il percorso con circa 6 nodi , a tratti forse meno. Giriamo intorno al 15° la prima bolina, poppa da dimenticare, resto del percorso neutro, perdiamo ancora qualcosa di passo man mano che cala il vento. Chiudiamo tra la 20° e la 25°: per iniziare con 35 barche non sarebbe neanche da buttare. Peccato che invece la dobbiamo buttare per forza…Amen, come diceva Scarlett O’hara, “domani è un'altra prova”. Decidiamo di rifarci per la seconda, barretta cerealosa, decompressione filosofica e ripartiamo più incazzati di prima. Nel frattempo i 420 provano timidamente  a partire, vento sempre più i calo: adesso saremo sui 5 nodi. 3 o 4 primi ripetitori dopo sono le 15:56, non c’è un cazzo d’aria e ‘sti sadici ci fanno partire. In queste condizioni non andiamo proprio, Ugo prova a fare gli angoli che vede intorno a noi ma senza successo. Risultato: barca piantata un minuto si e l’altro pure. Per divina intercessione interrompono questo supplizio alla fine della seconda bolina, prendono gli arrivi (e che siamo tipo penultimi o quasi) e ci mandano a terra. Siamo arrivati in porto alle 18:30 in mezzo al casino dei 420 che rientravano dall’ unico scivolo, che il sole era già tramontato.
Chiusura di giornata veramente pessima.
Rassettiamo alla bell'e meglio, ci cambiamo in mezzo alla strada (il famoso parcheggio tattico) e cerchiamo di raddrizzare gli eventi nefasti bevendoci un birrozzo stragelato con Vince, che è ricalato apposta dal Lussemburgo per guardare noi che remiamo per rientrare in porto. Il birrozzo si rivela la parte migliore della giornata,  Vince (pure lui ha un ziegel) ci spiega un po’ quali sono le sue conclusioni per il poco vento (poggiare, sbandare, soffrire): in pratica essere competitivi è improbabile, ma forse si possono limitare i danni. Vedremo domani, tanto c’è la stessa aria di oggi.
La cena la risolviamo girovagando un po’ per la piazza festante, c’è un complesso Jazz che è sempre un piacere. Alla fine finiamo nello stesso baretto della colazione che fa pure un po’ di cosine buone, piadine, dolcetti e così via.

In pratica finisce a tarallucci e vino e a ritmo di jazz, letteralmente.

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