lunedì 10 novembre 2014

Cascette e cassette

Cascette: quando non riesci a fare un lasco decente che sia uno. è un ingiustizia che l'andatura più divertente sia anche quella in cui passi più tempo in acqua...
sul contender il lasco è una questione di apparente, e sostanzialmente la capacità di vedere l'apparente dipende da quanti midiclorian hai nel sangue...e io sono ancora un giovane padoan, la via è lunga, lunga e bagnata. 
Questo è il sunto di sabato, siamo stati fuori per tre ore piene, con vento degno di tal nome e manovre da dimenticare (un po' meglio a dire il vero, nessun bagno in manovra) più che altro per la lentezza con cui torno in assetto e in velocità. sul passo un po meglio, sono sempre il più lento (e anche il più leggero con aria lavorata conterà anche qualcosa) ma è una lentezza ragionevole data la minore esperienza.
comunque sabato fighissimo, allenamento, birra e patatine per debriefing e spatasciamento. per inciso il debriefing è stato condotto nei baretti del porto (non marina proprio porto canale) dove la fauna locale ci ha fissato per tutto il tempo con un misto di incredulità e sospetto, in piedi tutti intorno al noi seduti ala tavolino.  Solo andando via abbiamo scoperto che stavano puntando il nostro tavolo per il tressette delle 17:00.
il nostro debriefing. ma ho scoperto che siamo dei dilettanti, altrove fanno stinco di maiale con polenta...
Cassette: domenica sono cooptato dalla dolce metà per questioni arboree-equine: andiamo sugli altipiani a piantare alberi e giocare col bestiame ivi presente:
mbe? voi non ce l'avete l'arbre magique in macchina?
bella lei! 
quindi il meglio che posso fare è che in serata, stanco arboreo ed equinamente infangato, dopo una dubbia cena con cinese takeaway, continuo l'opera sulla ultimate cassett of tools: vertici di cazzutaggine mai visti da questo lato del fiume, indubbiamente:
E non so se mi spiego.

giovedì 6 novembre 2014

The mother of all regatant's cassetts of tools



work in progress, sto facendo un lavoro eroico. La mia dolce metà non capisce e mi deride perchè sto catalogando i bozzelli di rispetto in base a marca, misura, numero di pulegge, stato di usura e probabile destinazione d'uso...dilettante!

e non mi ha ancora visto con le viti e le rondelle....ehm....

lunedì 3 novembre 2014

Il Principessino dei bavettari

Sabato e domenica, 2 giorni pregni di contenderitudine. Sabato devo fare un po’ di ammasciate, tipo che pesare la barca (barca nuova non voglio sorprese alle regate!), riarmarla e uscire. Venerdì sera finisce così:
e sabato mattina inizierebbe così, se non fosse che le ho finite:
e quindi inizia così:
insomma mal di testa epico, maledetto vino novello.
Nonostante le premesse, arrivo ragionevolmente puntuale alla Lega, e grazie al prezioso aiuto di Federico potiamo a termine l’operazione “quarto di manzo”  in breve tempo, solo un paio d’ore (per pesare 40 secondi netti, per decidere dove e come armare il paranco bilanciato – o bilancia parancata, fate voi-  quasi due ore). Poi riarmo e faccio due lavoretti in attesa che il vento si stenda, finalmente verso le 12:30. All’una e mezza sono pronto a uscire, Fede no, sta ancora lì che cincischia con gli agugliotti, pazienza vado da solo e lo aspetto fuori.
Appesa come un porco al 2 di gennaio...
Fuori c’è aria da trapezietto, raffiche da trapezio e onda lunga. Incrociata. Ripida. Di bolina, col vento in faccia, ancora ancora. Di poppa, sul bordo che incrocia male una roba che levati! Non so di che colore sono ma probabilmente oscillo tra il rosso pompeiano e il blu tenebra, il collo della muta mi stringe e soffoca, a momenti svengo (andare per mare non è un modo furbo per smaltire l’hangover, decisamente no soprattutto se c’è mare lungo). Strambo, trovo una rotta che mi riporta a terra e faccio fare tutto alla barca per 5-10 minuti, per fortuna su queste mure l’onda è da dietro e quindi mi porta dritto a casa senza troppi scossoni. Sul bordo del rientro un ultimo impeto d’orgoglio mi spinge a lavorare sulle onde con pompata e rollio, tanto per dare un senso a questa debacle…sono stato fuori solo un’ ora e spicci e sto a pezzi. Incrocio Federico che sta uscendo in quel momento scambiamo 2 parole e ci salutiamo lì, scoprirò poi che sfortunato ha beccato solo le ultime raffiche ed è stato fuori meno di me.
Domenica ce la prendiamo comoda. Io devo solo regolare il rake (ieri nonostante la debolezza debilitante ho comunque fatto in tempo a vedere che il vang struscia in coperta, e che ci passo per la si e per la no, con poca aria…)  e poi sono pronto a uscire. Vento zero o quasi, c’è una regata optimist e sono tutti a terra: decidiamo di muoverci solo quando si muovono loro.
Verso l’una prendiamo il mare io, Federico e Guido. Dalle prime boline appare evidente il miracolo eucaristico: grazie ad una combinazione di mia leggerezza, vela wavelength che notoriamente va forte con le ariette, e poderose sculate cammino più di loro, nettamente. Velocità e angolo. Una roba mai vista, se danno le partenze con 4 nodi e se la regata è una monobordo tipo corsa di cavalli me la posso giocare (a manovrare perdo ancora quella mezza lunghezza buona…).
Bolina che ti bolina arriviamo in mezzo al campo di regata dei nanerottoli dove –toh chi si rivede!- c’è la Strega a fare da barca giuria. Tra una partenza e l’altra mi accosto e faccio due chiacchiere con Ale che mi offre un caffè, e dico vuoi mettere che lusso un bel caffe in contender? Poi già che c’è mi scatta anche un paio di foto, ah se ci fosse un po’ di vento vero…
Ci salutiamo che devono dare la partenza ai microbi e non mi va di stare lì in mezzo a disturbare.  raggiungo il resto della flotta e ci spariamo una bella poppa di ritorno.
Con 3 nodi.
Sperimentate le seguenti posizioni:
  • spatasciato da falchetta a falchetta (tutti)
  • sirenetta tutto sottovento (io)
  • seduto spalle a prua al centro (guido), probabilmente infilatosotto la prua passando  con culo e gambe nei fori di ispezione, sbuca solo la testa
  • seduto sul boma spalle a prua al centro (io)
  • spatasciato con piede sul vang per tenere aperto il boma (federico, si è avvicinata una motovedette per controllare che fosse vivo)



insomma un’ora per fare da Francavilla a casa, che due palle…